
Nel nostro Paese la difficoltà di sostenere le spese abitative per molte famiglie è aumentata nel corso degli ultimi dieci anni: si è infatti assistito ad un forte e continuo incremento dei prezzi degli immobili e in misura ancora maggiore degli affitti effettivi, cui però non è corrisposta una crescita altrettanto significativa dei redditi reali. Si sono generate, invece, tensioni abitative soprattutto nelle aree metropolitane rispetto alle quali gli strumenti tradizionali dell’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) faticano a produrre risposte adeguate.
Non si tratta più esclusivamente di un problema che coinvolge i fabbisogni delle fasce sociali più deboli, ma riguarda sempre più spesso anche le fasce della popolazione con capacità reddituali medio-basse e comunque troppo elevate per accedere a questo tipo di edilizia; ovvero riguarda tutti coloro che non sono in condizione di accendere un mutuo, che hanno bisogni abitativi di carattere temporaneo o che non possono permettersi un affitto secondo i canoni del libero mercato.
Si parla sempre più spesso di housing sociale, un fenomeno che riguarda diversi paesi a livello europeo ed extra U.E. e che presenta differenze sia nelle soluzioni adottate, che nella scelta delle fasce sociali di destinazione e modalità di finanziamento. In Italia si sono sviluppati diversi progetti, soprattutto al nord e al centro, indetti dalle P.A. (regioni e comuni) e da enti privati, solitamente con un partenariato amministrativo pubblico/privato.